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Virginiana Miller @ Circolo degli Artisti
Impressioni impiegatizie sul tour che ha fatto seguito alla release di: "La verità sul tennis"
Roma, Circolo degli Artisti, 29/3/2003
Siete tra quelli che pensano che una buona recensione dovrebbe essere libera da ogni condizionamento? Tanto vale che rinunciate a leggere recensioni. Se vi basta invece che chi scrive non abbia mai visto né sentito prima i Virginiana Miller, allora soffermatevi. Non è affollatissimo il Circolo degli Artisti quando il concerto del gruppo livornese inizia. Al microfono un tizio (Simone Lenzi) che ti fa esattamente l’effetto di un tuo collega di lavoro, capitato lì per errore. Canta in italiano. Avete presenti quegli impiegati un po’ trascurati, mai brillanti, con qualche nevrosi ed a rischio di depressione? Sono quelli che non potrebbero mai fare carriera. Eppure quello sguardo vago sul palco non stona. Intorno a lui due chitarre, basso, tastiere, batteria. Sembrano suoi vecchi amici del liceo, di tanti anni fa, reclutati per suonare fuori ancora per una sera. “OK veniamo, ma che sia l’ultima volta, abbiamo tutti altro da fare”. Eppure tutto questo non stona. Lui ha i capelli un po’ lunghi, sono i capelli che il più coraggioso dei tuoi colleghi impiegati potrebbe decidere di farsi crescere per assecondare un mal definito senso di protesta, che finirà solo per alimentare la nevrosi. Eppure va avanti, ed ha qualcosa da dire. Con un’immagine specchio dei loro testi, i Virginiana Miller appartengono senz’altro all’insieme dei musicisti italiani che non scrivono testi banali. Anche la musica è “italiana”, ma originale, compatta e riconoscibile nello stile; le melodie non prendono il sopravvento sulla necessità di esprimere un’idea, e qualche scivolata verso una imprescindibile tradizione di cantautori non compromette il risultato. Più avanti, la sempre maggiore presenza di chitarre e di arrangiamenti armonici allontana definitivamente i dubbi di somiglianza ad un certo filone di cantautori nazionali “ironici”. Gli schemi compositivi non sono mai troppo regolari, e nella realizzazione della ritmica c’è sempre grande attenzione ai silenzi. Un concerto godibilissimo. Peccato che al Circolo degli Artisti l’amplificazione non sia buona, e che spesso i suoni si impastino. Viene il dubbio che nemmeno al mixer si aspettassero che un gruppo così sarebbe andato in crescendo, che il pathos sarebbe salito, e che tutta la seconda parte del concerto avrebbe richiesto un’amplificazione più potente. Nel frattempo la sala si è riempita, alcuni cantano, ed il tizio al microfono li guarda con lo sguardo vago di prima, ma ora un po’ più incazzato, e sembra chiedersi come è possibile che conoscano le parole. Ora si può parlare con quell’impiegato, è diventato uno col quale forse puoi condividere qualcuna delle tue, di nevrosi. Intanto, tra “le lenzuola ed i discorsi che prendono pieghe inevitabili”, e dopo un finale che forse poteva essere preparato meglio nella scelta dei pezzi in scaletta, i Virginiana Miller salutano. “OK, è andato tutto bene, però guarda che noi abbiamo da fare, che sia l’ultima volta”. Ma non è vero niente, si sono divertiti, ed al prossimo appuntamento saranno di nuovo lì a suonare insieme, per fuggire dall’ufficio.
bluto@tim.it |
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