HOMEPAGE/ARCHIVIO


Gerry Mitchell & Little Sparta


The Ragged Garden

 









Intervista GERRY MITCHELL & LITTLE SPARTA
The Ragged Garden

Intervista raccolta da: Mary Notarangelo



Mi ritrovo, con sommo piacere, a riavere a che fare con i Little Sparta, collettivo londinese di musicisti contaminato dalla virulenta poetica di uno scozzese di nome Gerry Mitchell in occasione dell'uscita del nuovo album 'The Ragged Garden'. Quello che ne esce fuori, come miele nero da uno squarcio cutaneo è per tutti i curiosi, tra queste non poche righe, tra la fitta vegetazione di un giardino di suoni in questa lunga chiacchierata con uno dei membri fondatori, Alan Boyd che personalmente ringrazio per la precisione e la gentilezza. A voi, cari lettori non resta che farvi inghiottire.



Prima di tutto facciamo una breve introduzione al vostro collettivo di musicisti. Avete iniziato in due, adesso siete in sei più un poeta. Come è avvenuto questo incontro?

I Little Sparta hanno cominciato in quattro, come rock band in cui io scrivevo le canzoni e alla fine ci siamo più o meno sciolti. Solo dopo, visto che stavo pensando a cosa fare, John Robertson, che avevo incontrato qualche mese prima, mi ha chiamato e abbiamo deciso di provare qualcosa insieme. Abbiamo speso molto tempo a guardarci intorno per trovare della gente giusta con cui suonare e alla fine si sono uniti a noi Scott Skinner e Ben Bruce. A questo punto eravamo ancora fondamentalmente una rock band e abbiamo anche fatto un po' di concerti a Londra e andava bene ma, per quanto mi riguarda, c'era qualcosa che mancava, sentivo di dover fare qualcosa di più di questo. Incontrai e lavorai con Gerry Mitchell prima che si generasse la prima incarnazione dei Little Sparta. Ci siamo incontrati molto velocemente e poi ci trovammo nel mio appartamento a sud di Londra a registrare alcune cose su un otto tracce che avevo. Penso che fossimo entrambi piacevolmente sorpresi dal risultato. Poi però mi sono trasferito a Nottingham per circa un anno ed ho perso completamente i contatti con Gerry. Poi un giorno accade che mentre ascoltavo 'Resonance Radio' ho sentito Gerry all'interno del programma Dexter Bentleys "Hello Goodbye" show. Allora ho chiamato per avere il suo numero e così ci siamo ritrovati ancora una volta a lavorare insieme. Pensavo ancora alle linee adottate nei vecchi lavori ma poi ho iniziato ad adoperare il mio harmonium e gli strumenti acustici da affiancare alle poesie, una sorta di orchestrazione dei suoi lavori. Fu allora che Paul Mayhew - che ha suonato alcune parti di batteria con noi - ci ha messo in contatto con James della Fire Records per fare un brano per 'Chamber Music', il progetto di James Joyce, e noi abbiamo scritto 'The Shell Of Night'. Questo ha portato a due cose; Gerry ha proposto a Susie Honeyman dei Mekons di suonare il violino e a divenire così un elemento chiave nei Little Sparta e James della Fire a produrre i nostri lavori. Abbiamo registrato più canzoni con l'idea di strumentazione e di suoni che potessero sposarsi bene con le poesie di Gerry dando vita a 'Scalpel Slice'. La band si stava evolvendo e dirigendo verso ciò che è adesso. L'ultimo elemento che ho sentito essere necessario era una persona che potesse riempire alcune mancanze che c'erano poichè a volte la strumentazione delle registrazioni ci ha portato ad incidere più linee ciascuno. E così abbiamo chiesto a Elsa Rodeck di unirsi a noi nel 2007 e di suonare mandolino, chitarra e glockenspiel. Ecco dov'è che ci troviamo oggi.

Più tardi come è avvenuta questa fusione - non così convenzionale direi - tra elementi musicali e poetici? Voglio dire, come vi siete "infettati" artisticamente?

Il rapporto tra la nostra musica e la poesia di Gerry sembrava venir fuori in modo molto naturale. Mi piace davvero il modo di scrivere e la capacità espressiva di Gerry, così una volta che una poesia viene registrata io l'ascolto e cerco anche di ascoltare ciò che sento e che potrà completarla nel modo migliore e per me questo significa spesso lavorare anche un po' contro di essa. Tuttavia è successo anche che noi dessimo la parte musicale a Gerry e che gli chiedessimo di scrivere un poema che potesse calzare il brano. Questo è stato il caso di 'Feasting On My Heart' che appunto presenta questi due elementi e che pare abbia funzionato molto bene. Per me questa collaborazione ci ha spinto a svilupparci come band ed è stata la parte migliore della nostra produzione musicale degli ultimi anni. Ha anche allargato il concetto di collaborazione e la possibilità di sviluppare il lavoro con altri artisti; abbiamo anche registrato alcune cose con un cantante che si chiama Mike Patrick che speriamo di realizzare prossimamente e alcune delle quali potrebbero far parte della colonna sonora del film prodotto dalla NFB 'Carts Of Darkness' (il trailer sul nostro myspace), abbiamo elaborato l'orchestrazione del film 'Le Avventure del Principe Achmed' che suoniamo anche live, inoltre abbiamo in progetto un album con Sally Timms dei The Mekons; e abbiamo anche sperimentato un lavoro in collaborazione con il Little Angel Theathre qui a Londra per uno spettacolo di ombre cinesi.

Quando ascolto i Little Sparta, una delle cose che balza alla mia attenzione é sicuramente l'assenza di supremazia della musica o della poesia. Ne vien fuori una sorta di distillato in cui queste due forme coesistono proprio come una grande varietà di piante in un giardino che forniscono quella interessante visione d'insieme. Tutto questo per dire: come mai la scelta di questo nome? E qual è l'aspetto più affascinante di un bel giardino [visto che ricorre spesso].

Una volta ero ad Edimburgo e mi trovavo in una stanza della Galleria D'Arte Moderna in cui erano esposti dei lavori di Ian Hamilton Finlay e mi sono trovato in uno di quei momenti di forte impatto artistico. Anni dopo mi è venuto in mente di chiamare la mia band Little Sparta in parte perché c'è un senso estetico nel suo lavoro che mi affascina molto e credo di voler fare della musica che riproduca l'effetto che i suoi lavori hanno fatto a me la prima volta che li ho visti. Trovo che quello che è interessante in un giardino sia la coltivazione del caos. Il giardino è la metafora di molte cose ma secondo me ciò che sembra essere più pertinente è la nozione di creazione artistica e nel caso di Little Sparta (il Giardino) c'è l'elemento del sublime che anche nella musica ritrovo e che mi affascina.

Di solito chi compone musica strumentale accade che perda la dimensione del tempo, portando per le lunghe un discorso musicale che non sempre richiede una durata enorme per essere convincente. 'The Ragged Garden' si compone di tredici tracce e molte di queste piuttosto brevi ma con un forte impatto. Cosa ne pensi del ruolo della durata, del tempo?

Spesso scrivo brani che sono sia molto lunghi che molto brevi. In questo album abbiamo speso molto tempo a provare di creare dei brani che funzionassero bene con le poesie e perciò dovevamo considerare il tempo. Abbiamo anche ridimensionato gli intro troppo lunghi ma e allo stesso tempo era necessario che ci fossero degli spazi anche tra le parole. Abbiamo ritenuto che fosse importante anche offrire delle parti interamente strumentali così da conferire maggior fluidità al lavoro. Abbiamo fatto in modo che non si ottenesse un solo tono, una sola forma. Non volevamo suonare nel solo interesse di farlo, penso che nei brani di breve durata quello che è era necessario dire è stato detto.

Parliamo ora un po' più dettagliatamente di 'The Ragged Garden', come è fiorito questo bellissimo esemplare di poinsettia che vedo in copertina? E' un modo per chiedervi della fioritura del lavoro in sé.

Poco dopo aver terminato 'Scalpel Slice' abbiamo iniziato a mettere insieme alcuni pezzi con Gerry visto che comunque avevamo un'idea della direzione che avevamo preso. Non c'è mai stata molta pianificazione, una traccia può svilupparsi dopo poco, spesso registro alcune parti per poi modificarle in ciò che finisce nella registrazione. I primi brani a venir fuori sono stati 'Widow Dressing', 'Murder Mystery' e 'The Empress'. Sono stati registrati poco a poco ed è stato impostato il tono. Poi nell'Estate del 2005 la Fire ci chiese di fare un brano della durata di dieci minuti per la serie "Keep Mother" e quindi scrivemmo 'Feasting On My Heart' che coincide giusto con il periodo degli attacchi terroristici a Londra. Questo pezzo ci ha condotto proprio nella direzione che ci piaceva. E' stato solo nell'Estate del 2006 che siamo riusciti ad andare in studio nuovamente e a continuare a scrivere il resto dei brani. Scott ed io abbiamo registrato le idee che avevamo in mente, le parti di batteria e chitarra e poi io a casa ho potuto registrare dell'altro alla chitarra e con l'harmonium mentre gli altri avrebbero poi aggiunto le loro parti. In autunno avevamo già tutto registrato e si trattava solo di mixare. Quindi ci è voluto del tempo per trovarci insieme ma sentiamo davvero di aver fatto un gran passo in avanti nella musica che stiamo creando con Gerry.

'The Empress', decima traccia dell'album, è stata una bella sorpresa visto che c'è la presenza di una cantante. Cosa mi dici a riguardo?

Per quanto riguarda 'The Empress' devo dire che siamo stati abbastanza fortunati ad avere con noi Vicky Steer dei Blanket. Gerry un giorno mi ha chiamato e mi ha detto che lei era entusiasta all'idea di provare a cantare un suo testo e così abbiamo provato un po'. Quindi ancora una volta ci siamo riuniti e l'abbiamo scritta tutti insieme. Gerry ha fornito le sue parole, io ho iniziato a suonare qualcosa che mi sembrava interessante e Vicky ha iniziato a cantare. Dalla terza volta già avevamo ottenuto qualcosa che ci piaceva. Abbiamo fatto tre brani insieme ma sentivamo che questo era il migliore dei tre ed eravamo davvero desiderosi di averlo presente nel CD. Vicky ha anche suonato con noi dal vivo un po' di volte e speriamo di poter lavorare con lei ancora.

Mi piace quando un album coincide esattamente con la stagione in cui è stato realizzato. E' stata una volontà oppure una piacevole coincidenza?

Purtroppo è una coincidenza che l'album sia uscito adesso, ci siamo presi un sacco di tempo per arrivare ad ottenere l'artwork giusto. John ha disegnato la copertina e noi abbiam pensato che fosse importante fare un bel lavoro, quindi scegliere il tipo di carta, i colori etc.

La vostra musica evoca paesaggi sonori pervasi da un'aura di intima ma confortevole oscurità. Questo per dire che spesso un senso di tristezza può ricoprire un ruolo, come dire… catartico così come un senso di felicità. Il mio è un tentativo di smentire la combinazione, talvolta errata, che vede la tristezza come qualcosa di vicino al deprimente. Cosa ne pensi? [Mi chiedo se sono stata chiara..]

Immagino che abbia a che fare di nuovo con l'influenza di Ian Hamilton Finlay; sono interessato al Sublime come un'esperienza estetica che è possibile creare. E' davvero molto bello lavorare con la poesia di Gerry dato che è molto cinematografica ed il nostro lavoro è quello di musicarla. Si tratta come di giocare con le tensioni che ci sono e di vedere se siamo in grado di espanderle e lavorarci su. E quindi credo che sia possibile esplorare il sublime in questo album e, sebbene non tutti possano riconoscerlo o in un certo senso viverlo, ci sono quelli che ci riescono e questo lo trovo gratificante.

Avete in progetto un tour in supporto all'album?

Ci piacerebbe davvero tanto fare un sacco di concerti ovunque. Abbiamo ricevuto richieste da diverse persone in Giappone, Stati uniti e in Europa che ci chiedevano di suonare dalle loro parti. Per adesso abbiamo un po' di date a Londra ma ci piacerebbe sentire qualcuno interessato a volerci far suonare e vedremo che si potrà fare.

Grazie Alan, Little Sparta e Gerry Mitchell
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