Berto è chitarrista negli
Amari. Il pop va a pennello con un pedigree come il suo. Questo suo primo album da solista si pone obiettivi pretenziosi, e li raggiunge quasi tutti. Canzoni fresche, spedite, che entrano in testa senza ferire. Dieci brani dalla consistenza spugnosa, dalla radiazione elettronica di fondo. Dal ritornello semplice – che non va mai confuso con ‘facile’, come riportano tutti i dizionari. Il ritornello facile è pigrizia (o peggio calcolo), quello semplice è ricerca e lavoro di smussamento. In una parola, pop, appunto. Pop d’autore che non lascia scontenti. I primi due titoli vanno forte, specie ‘Superficiale’ col suo intro calamitico in sette quarti. E più in là
Berto gioca con le chitarre acustiche (‘Fatti Strani’, ‘Semi’), e con le tastiere (‘La Festa Della Noia’). Si sente decisa l’influenza dei
Tre Allegri Ragazzi Morti, anche a livello di titoli (‘Piccola Vita Immaginaria’). E molto deve anche all’indie-pop britannico (‘Come Un Giocattolo’),
Mojave 3 e simili. Pattern di basso e chitarra ritmica. Immancabile arriva quindi il richiamo agli
Smiths di ‘Ask’ e ‘Panic’. Ma qui la lista diventerebbe chilometrica. Ci basta una parola sola. Pop.
Filippo BizzagliaBertoMy SpaceLa Tempesta