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TOP FIVE
Le classifiche negative ad alta fedeltà (#5)
L'universo femminile andrebbe analizzato a fondo. Raschiandolo. La nuova Top Five arriva a grande richiesta dopo aver trovato la casella di posta intasata di merda. Avete mandato di tutto e contando le ciocche di capelli e gli assorbenti usati ho capito che proprio del mondo all female dovevamo parlare. Le peggiori cantanti del pianeta? Certo, ma non solo dal lato tecnico (ce ne sarebbero sicuramente molte altre a contendersi lo scettro!) anche dal punto di vista della viva antipatia e della giocosa inutilità.
1° Classificata: ALANIS MORISSETTE La 31enne naso a patata di Ottawa è l'emblema del miracolo anni '90. Due dischi pseudo dance la lanciano adolescente nel mondo musicale canadese - più terribile di quello angolano - poi una trasformazione radicale che coincide con il trasferimento nella città degli angeli. E' Glen Ballard e la sua inclinazione fortemente poppish a plasmare il sound della cozza in questione. Il resto è storia recente (purtroppo che dura da oltre dieci anni) con un successo esplosivo che porta le nenie tediose e i gorgheggi nauseanti a far nascere - e qui alberga il dramma - decine di epigoni. Un proselitismo fanatico che riempie gli scaffali di mondezza a nome Natalie Imbruglia, Meredith Brooks, Jennifer Paige, Jewel... finanche la nostra mostruosa Elisa. Brutta a vedersi, straniante a sentirsi, orribile dal vivo con quel ciondolio della testa che denota poca intelligenza, Alanis ha ormai da tempo terminato la sua verve (?) artistica dopo orrendi album fotocopia. Non è un caso che il suo nuovo album sia la versione acustica dell'esordio... a celebrare questi maledetti ultimi dieci anni.
2° Classificata: ANASTACIA Un sottoprodotto della sottocultura con la quale veniamo nutriti quotidianamente. Scoperta da un programma di MTV ma figlia d'arte (padre cantante e madre attrice di Broadway) la newyorchese oltre a sconvenienti gargarismi canterini, ha influenzato suo malgrado il look femminile degli ultimi anni. Quello delle rozze truzze scafate a struscio domenicale lungo il corso principale del paese e/o città. Scarpe a punta da marajà, camicie sfrangiate, pantaloni sbiancati e sdruciti, merletti, occhiali da vista (anche senza miopia), catene, catenelle, bracciali, ferma capelli, orecchini... insomma neanche la Madonna del Carmine! Musica a fare il paio con l'abbigliamento. Musica da autogrill, da spot per telefonia mobile, da nulla, da zero.
3° Classificata: SHERYL CROW Se non fosse stato per quel singolo ("Run Baby Run") usato per quella pubblicità, questa vaccara del Montana sarebbe certamente rimasta a fare da vocalist a Michael Jackson. Da lì in poi un'anemica carriera da country rockera costellata dal peggio del patinato made in USA. Al suo confronto Bonnie Raitt è Maria Callas e Shelby Lynne è Edith Piaf. Una faccia da cazzo come poche ed una pelle rugosa da contadina spacca massi. La sua notorietà riprende quota quando sposa il forse dopato Lance Armstrong. Hai capito!
4° Classificata: MARIAH CAREY Quando Whitney Houston mieteva successi planetari - grazie ad una voce stratosferica che si rovinerà con l'abuso di neve e botte prese dal marito - questo supplì con le tette sfogava la sua invidia su un feticcio voodoo. La più grande copia cianografica della Houston ci ha triturato i coglioni per buona parte degli anni '90. Nel 1993 la dà a Tommy Mottola - di vent'anni più vecchio di lei - boss della Columbia Records. Lui impazzisce di gioia e per almeno quattro anni ce la ritroviamo anche sulle confezioni di carta igienica. Stanca di prenderlo così moscio - evidentemente - la Carey chiede la separazione quando però ha già accumulato record di vendite da far impallidire i Beatles. Dopo flop, flap ed esaurimenti nervosi questa figlia di Barbapapà è ancora in mezzo alle palle. Ma ora non fa più paura.
5° Classificata: SHAKIRA Fino a ieri della Colombia conoscevamo due cose: la coca e Faustino Asprilla. Poi sulla scia delle americalatinate alla Jennifer Lopez che hanno invaso e imbastardito il mondo ecco spuntare medio-zoccolette da due soldi come Isabel Mebarak Ripoll meglio nota negli ambienti equivoci con il nome di Shakira. Alta quanto un bonsai nano, ha contribuito alla diffusione della parte più becera, greve e cafona della musica latina che da noi, si è negli anni, tramutata in business senza precedenti. La speranza è di una fine lenta e dolorosa.
Iningamat Eleuname
(Già pubblicate: Cantanti, chitarristi, gruppi e se fossero ancora vivi) |