HOMEPAGE/ARCHIVIO


Mary Go' Round


Come Down

 









Intervista MARY GO' ROUND
Saggezza crossover

Intervista raccolta da: Federico Vignali

Il nuovo album sulla lunga distanza (e di prolungatissima gestazione) dei Mary Go’ Round pone ancora seri e pesanti interrogativi sull’incredibile e paradossale stato del crossover in Italia, paese in cui quasi tutti i gruppi stranieri coinvolti nel filone - persino quelli tedeschi, vedi Guano Apes o H-Blocks – riescono a vendere mentre nessuna delle migliaia e valide formazioni autoctone è mai riuscita a guadagnarsi un posto al sole. Abbiamo contattato il combo romano anche per sapere come i ragazzi intendono gestire ed affrontare la tradizionale ostilità del mercato discografico nostrano.

Come pensate che stia procedendo l’accoglienza del vostro “Come Down”, potete parlarci un po’ dei vostri inizi, avete cominciato come cover band?

Il disco va molto bene. A livello di gradimento ognuno trova dei riferimenti musicali diversi, questo perché abbiamo molte influenze. Parlando di Mary Go ‘Round non si può far riferimento ad un genere specifico, è tutto molto personale. E’ per questo alcuni vengono colpiti da alcune sfumature, taluni da altre. Anche a livello di vendite sta andando bene, la gente lo compra.
I nostri inizi ci hanno visti suonare da subito pezzi originali. Ci piaceva rivisitare alcuni brani... sopratutto anni ‘80 (vedi “Material Girl”)... l’unico concerto fatto da cover band fu per una forte emittente radiofonica che ci volle come tributo ai Red Hot Chili Peppers, un concerto da 1500 persone (c’eravamo!, nda)... abbiamo accettato alla condizione che potevamo proporre anche brani nostri...così fu!


Ascoltando il vostro lavoro si rimane decisamente colpiti dall’innumerevole mutevolezza delle varie canzoni, il tutto è dovuto alla lunga gestazione del disco o solo al fatto che vi piace spaziare da un genere all’altro? In caso, ognuno di voi ha gusti diversi o è proprio una innata apertura a più stili che vi accomuna?

Si tratta proprio di un innata apertura. Noi non ce ne accorgiamo...succede. Non amiamo i dischi con 10 pezzi che suonano bene o male allo stesso modo con le stesse strutture e le stesse sonorità, ci annoiano. I nostri gruppi di riferimento sono Pixies, Jane's Addiction, Faith No More.

Avete avuto numerose esperienze all’estero, pensate che la mancanza (a parte Lacuna Coil, Linea 77) di gruppi italiani da esportazione dipenda da mancanza di soldi, professionalità, o che i pregiudizi delle etichette straniere nei nostri confronti siano fondati?

Non so se le etichette straniere abbiano pregiudizi nei confronti di band italiane, penso che l’Italia discograficamente è arretrata e chiusa. Da questo punto di vista poco incline all’apertura europea.. Fuori se sei un gruppo che spinge non importa di dove sei, importa che spingi!

Fate crossover, più o meno… come vi spiegate il successo stellare nel nostro paese di Korn o Limp Bizkit e il fatto che quasi nessuno degli ottimi gruppi italiani che propongono questo genere sia riuscito a emergere?

La discografia convenzionale non da spazio alle realtà emergenti e ad artisti diversi... non c’è spazio... non e’ vero che non ci sono buoni artisti o gruppi...li fanno morire…non li lasciano respirare. Ci sono troppe imposizioni e troppi limiti.

Avete un’esperienza quasi decennale… come pensate che sia cambiata Roma in tutti questi anni?

La nostra attività in questi anni ci ha visti fermi la metà del tempo. Diciamo che ci conosciamo da dieci anni, ma l’attività effettiva corrisponde a 4/5. Roma ai tempi era più “riot” se mi concedi il termine, meno categorie, più scena e movimento alternativo.

Alcuni componenti del vostro gruppo organizzano concerti e mettono dischi a Roma… non pensate che in città alcuni club debbano un po’ rinnovare la loro scaletta?

Noi portiamo avanti da un paio d’anni un evento che si chiama Subbacultcha… cercando di dar spazio alla qualità.

Chi è il bambino della copertina, omaggio a “Nevermind” o qualcuno di voi è un fortunato papà?

Eh eh… troppo presto per essere papà.. La bambina in copertina è una “modella” che non abbiamo mai conosciuto..ma la foto rispecchiava esattamente quello che avevamo in mente.

Una curiosità, ma il vostro batterista lavorava da Revolver, a parte tutto, quale è il vostro negozio di dischi preferito a Roma? Dov’è che avete speso la cifra maggiore in cd?

Skank ha lavorato da Revolver per metter da parte un po’ di soldi per finanziare il viaggio londinese. Non abbiamo un negozio specifico, compriamo dove troviamo quello che cerchiamo.

Chi scrive i testi, di cosa trattano principalmente?

I testi come da tradizione li scrive il cantante, cioè io. Parlano di amore e odio, sopravvivenza e morte... speranza e libera espressione... della notte e del giorno.

C’è qualche gruppo con cui avete stretto una forte amicizia in questi anni, qualcuno con cui vi siete mandati a cagare?

Abbiamo suonato con i Linea 77 e i Corveleno ad Alternative Voice lo scorso anno. Credo che i Corveleno non apprezzino troppo la nostra musica…

Molte persone che suonano, a Roma si impegnano a suonare in più gruppi, voi avete anche qualche altro progetto?

Ah no…questo basta ed avanza... facciamo altre cose inerenti alla musica, ma non altri gruppi.

Chi scegliereste tra Perry Farrell e Robert Smith?

Ardua scelta, ma siamo troppo di parte e Farrell vince su diversi punti.

Potete lasciarci i vostri contatti e prossimi appuntamenti?

Abbiamo appena finito il giro d’Italia con i showcase... tour ad Ottobre. Per le info sito www.marygoround.net. Con il link per lo spazio Myspace.

info@marygoround.net

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