HOMEPAGE/ARCHIVIO


Rykarda Parasol


Our hearts first meet

 









Intervista RYKARDA PARASOL
Our hearts first meet

Intervista raccolta da: Marianna "Hag Of Death Valley" Notarangelo


"Il viaggio fisico e interiore. Per me uno scotch, grazie. Tu che prendi, Rykarda?"

E' così che mi sarebbe piaciuto condurre questa intervista. Non bevo scotch ma avrei fatto finta di saperlo apprezzare accompagnata dall'espressione (altrettanto finta) di chi sa bere. Sedute a un tavolo di legno, in una locanda stile coloniale di San Francisco. Ma anche sorseggiando una birra a Golden Gate Park. Mi è toccato farlo via mail (sì, alla NerdsAirlines era tutto pieno). In un contesto sterile che dà sì la possibilità di creare connections e interagire con artisti ma che - ahimè - dà anche luogo ad equivoci e spiegazioni segmentate. A me ricostruire, a me chiarire, a me affrettarmi a segnalare un fraintendimento. E' stata la volta di Rykarda Parasol. Da San Francisco. Caschetto asimmetrico biondo platino e lineamenti vagamente orientaleggianti. Ma che importanza ha. Siamo in transizione, in viaggio. Non si è di nessun posto, non si viene da nessun luogo. "Our Hearts First Meet" (Three Ring Records) è il titolo del suo primo full length album. Un'ora di perdizione. Quindici tracce, un viaggio di etiliche ballate noir. Fatte di fumo e condensa, di polvere e veleno. Un cantato corposo, cinereo, sensuale si sprigiona da un cuore errante trafitto da rovi e rose. I grandi spazi del southwest (che tanto ricordo con affetto) e quel sorso di whisky a mandar giù spleen e spine nocive. Il resto è qui, tra le dettagliate, fiere e sicure risposte di Rykarda Parasol. Da San Francisco. O dal Texas. O da ogni altra parte. Our hearts first meet. E poi il resto.

- Part I:

Cosa mi dici riguardo questo album? Lo si può considerare una sorta di completamento dell'altro? Voglio dire, porta avanti un discorso musicale iniziato col precedente EP "Here She Comes"?

Sì, quest'album in un certo senso è un proseguimento dell'EP ma mi piace che ogni cd si rappresenti da sé. E' stata mia intenzione lasciare che "Our Hearts" fosse una storia narrativa. E' un concept album così come un continuo del suono che ho intrapreso con "Here She Comes".

Menzioni spesso il Texas nei tuoi testi. Ricopre un ruolo simbolico? Cosa c'è di così remarcabilmente diverso lì?

"Home is where the heart is", come si dice, e questa espressione inglese ha dato vita al titolo dell'album. Il Texas non è così distintamente differente dalla California e forse è per questo che mi piace. Ho rivisto vecchie cose della vita da nuove direzioni e questo mi ha ispirato. Comunque cito anche la California e New York nell'album ma, di nuovo, il cuore era il problema. E quindi sì, ero in viaggio e in transizione. Alla fine, in "Janis, Don't Go Back", sapevo a quale posto appartenevo di più. L'arte e la realtà si incrociano spesso nella mia vita, quindi questo album è entrambe le cose per me: simbolismo e realtà. E se qualcuno pensa che si tratti di un album solo sul Texas, probabilmente sta trascurando il punto centrale delle storie della maggior parte degli scrittori. Dico spesso che è vago pensare che l'Amleto sia un'opera sulla Danimarca. Suona approssimativo, ma credo tu sia d'accordo con me.

On the road. Questo album suona proprio come un viaggio on the road. Una strada, un percorso fatto di deserti, polvere, fumo, passione, sporco, solitudine, veleno, fuga e, tra tutto questo, una rosa gialla. E' presente un linguaggio simbolico anche qui o sono solo io fissata con questo genere di cose?

Ho pensato fosse importante ed onesto trattare questo periodo della mia vita, che in un certo senso è il mio personale periodo "On The Road". Come una straniera immersa nella solitudine di essere straniera, scrivere e sprigionare la verità. L'ironia nella mia vita è arte, è dove e come le cose sono più oneste… Mi piace comunque che l'ascoltatore visualizzi una canzone a suo modo. Ma per me, ogni dettaglio o parola ha un'intenzione e un significato personale. Cose come "Yellow Rose Colored Sky" possono rimandare al Texas ma sta a te deciderlo. Una volta che è nella tua testa e tuo comunque. Di nuovo, gli ascoltatori ne fanno ciò che vogliono. Non cito né la polvere, deserto e neanche lo sporco in nessuna canzone ma penso che questo abbia a che fare con l'immagine che la maggior parte della gente ha nella sua mente quando dici "Texas". Veramente io ho vissuto in un posto il cui paesaggio è fatto di colline, alberi e fiumi. I preconcetti sono molto interessanti per me. Ne prendo nota spesso per le mie canzoni. E' tutto ciò che ho da dire su questo. Sai, non credo di dover dire a qualcuno quale sia il valore simbolico di queste canzoni. Sono abbastanza certa del fatto che la gente sia in grado di sentirlo e avvertirlo. Se non ci riescono, farò di meglio io la prossima volta. E' sempre più interessante per me sapere da chi ascolta cosa le mie canzoni significano per loro. Non su cosa sono ma cosa significano. Perché l'idea del posto fisico non importa. Quello è solo lo sfondo di ciò che vedi. Penso che Kerouac col suo essere "on the road" abbia significato molto per i giovani. Il viaggio interiore e quello fisico vanno di pari passo e la vacanza è importante quanto la destinazione. Per quanto mi riguarda, posso dirti che di strada ne ho ancora tanta.

- Part II:

Vorrei chiarire il mio punto di vista così da non cadere in fraintendimenti. Non era nelle mie intenzioni focalizzare il discorso dell'intero album sul Texas. Sarebbe stato superficiale e sbrigativo da parte mia. Ma vedi, è un po' come quando guardi un'opera nella sua completezza e complessità. Il primo approccio ha a che fare con i suoi possibili punti di riferimento. Poi assapori tutto il resto. Ciò non significa che quegli elementi siano rappresentativi dell'intera opera ma probabilmente sono i primi a richiamare la nostra attenzione. Non essendoci ancora stata, la mia idea del Texas non è reale. L'immagine, la proiezione del Texas di cui dispongo è un qualcosa di "filtrato" da storie, letture, musica, film e via dicendo… E quando penso al Texas penso a qualcosa di bello - sì - ma al contempo controverso. Voglio dire, pensare al Texas non è come pensare al Nebraska, no? Inoltre, l'atmosfera polverosa e torbida non è un qualcosa di circoscritto al Texas. E' qualcosa che personalmente ho avvertito nell'ascoltare l'intero album.
Simboli: il mio non era un tentativo di comporre un puzzle di simboli e metafore e non pretendevo tu ne rivelassi il senso ma era per sottolineare che allegorie e simbologie sono degli espedienti letterari e stilistici che ho sempre apprezzato, ecco tutto… Insomma trovo affascinante questo modo artificioso di non esplicitare i pensieri interiori dell'autore. Detto questo, spero di aver chiarito la mia visione e spero di averlo fatto nel modo più comprensibile.

Il mio tono e il mio intento sono spesso difficili da interpretare via mail. Questa potrebbe essere una di quelle volte… Mi trovo a rispondere a molte interviste e domande sul Texas. Accidenti! E' difficile per me fare questo, non è colpa tua. Quando rispondo a delle domande sono consapevole del fatto che ci possa essere un'audience potenzialmente vasta quindi cerco di essere estremamente chiara nel lasciare che la gente sappia che queste canzoni sono su qualcosa di più che il solo Texas. Ma certo, il Texas in sé evoca un simbolismo visuale, figurativo e vedo molta gente (non te) entrare troppo nella nozione di Texas. Questo può mettermi sulla difensiva specialmente con gli americani. Il suo significato è che mi trovavo lì quando queste esperienze personali sono accadute. Grazie per aver investito del tempo nel replicare alle mie risposte. Forse sono state troppo lunghe. E grazie per aver speso del tempo nell'ascolto e nella recensione del mio album.

Grazie a te, Rykarda. Ho apprezzato invece la tua accuratezza e meticolosità. Il tuo è davvero un gran bel lavoro. E, sempre a proposito del Texas, "Texas Midnight Radio" è in assoluto uno dei miei brani preferiti dell'album.



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Foto: Jeremy Harris © 2006
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