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Intervista DIRTY ACTIONS
La storia infinita
Intervista raccolta da: Dante "Watt" Natale
I Dirty Actions, storica punk band genovese di fine anni 70, sono tornati con una antologia dal titolo "Attenti Agli Anni Ottanta (Beware Of The 80's)", una raccolta di brani risuonati dalla nuova band di Johnny, con l'aggiunta di tre cover: "Mongoloid" dei Devo, "Nevada Gaz" dei Gaznevada e "Wardance" dei Killing Joke. Nonostante la mia non bella recensione ho deciso comunque di contattare il leader Johnny per scambiare due chiacchiere in privato. Chiacchiere che poi si sono trasformate in una lunga e bellissima intervista che vi proponiamo e che vi invito assolutamente a leggere in quanto il nostro interlocutore ha toccato tantissime tematiche e il racconto di quegli anni è come quello di un film. Buona lettura.
Allora Johnny ti evito di presentare il gruppo come al solito tanto ci ho già pensato io nell'intro dell'intervista. Allora, come sai il disco non mi è piaciuto quasi per niente anche se per vostra fortuna sembra che io sia stato una delle poche mosche bianche; in ogni modo spiegaci il perchè di questa compilation con i brani ri-registrati. Nostalgia? Voglia di rivincite? Voglia di dire "oh c'eravamo anche noi?" O cos'altro? E qual'è la tua reazione quando leggi una stroncatura come quella mia?
Piacere a tutti non è possibile, ma cercare di piacere a più persone possibile è lecito anche se diabolico, pensare che la propria musica sia per pochi eletti è pericoloso, pretendere di essere capiti è pura ingenuità ed essere certi di non essere mai capiti è da idioti pretenziosi. Tutto è molto più semplice di quanto si creda ma è tutto molto più complicato di quanto si pensi. Non vorrei con questo inizio risultare già antipatico ma ormai me la sono giocata, in fondo mi piace correre dei rischi anche perchè non posso escludere che, come suggerisci tu, in questa operazione del tipo "Diamogli una chance: riscopriamo i buoni, vecchi Dirty" non ci sia una piccola parte di nostalgia (anche se la destesto), di voglia di rivincite (anche se è da nerds, ma in fondo scagli la prima pietra chi non lo è) e di voglia di dire "hey, c'eravamo anche noi" (questa proprio da insopportabili sfigati). Se poi uno pensa che ho aspettato così tanto tempo per farlo e si chiede perchè proprio ora, potrebbe giustamente rilevare che con tutte le vecchie glorie che si stanno riciclando in questo periodo, con risultati anche invidiabili nei confronti delle nuove leve, forse non ho fatto altro che sfruttare strategicamente l'onda favorevole alla mezza e terza età del rock. Visto che però l'intenzione è di giocare a carte scoperte e quindi fare un po' di outing, il motivo vero di questo mio ritorno dal mondo dei morti è quanto è accaduto a Genova nel 2001, in quei tre giorni in cui la democrazia ha deciso di prendersi una vacanza e ci ha lasciato in balia dei nostri peggiori incubi: la repressione poliziesca più truce, feroce, organizzata e coreografica messa in scena nel nostro opulento e tronfio mondo occidentale. Sicuramente la più filmata e fotografata del mondo, da Guinness dei Primati, strano che nessuno ci abbia ancora pensato. Tornando a parlare di musica, che è sempre un buon ripiego in questi casi, la tua "stroncatura" non la reputo tale. Ma non per fare il simpatico o buon viso a cattiva sorte. E' una critica che si basa su un dubbio più che lecito e che condivido in pieno: ha un senso riproporre le cose di 25 anni fa? Il fatto che qualcuno lo faccia e gli venga dato credito dovrebbe farmi squillare un campanello d'allarme? In 25 anni forse le cose non sono cambiate così tanto, oppure ancora peggio, oggi manca qualcosa che allora c'era in abbondanza? Mi concedi poi l'onore delle armi: il rispetto per il passato e la costanza non è cosa da poco. E, prima ancora, mi salvi i tre pezzi che in assoluto amo di più, faticosamente recuperati dalla registrazione live quasi inascoltabile del concerto come supporter dei Damned a Milano, ossia 'Millenovecento79' - 'Attenti Agli 80' - 'Tira La Boccia'. E poi ancora ti esprimi favorevolmente anche sul 'Museo Di Lombroso'. No, non è proprio una stroncatura, mi spiace deluderti. Anche il paragone con un gruppo come i Plasmatics, che ho avuto da fortuna di vedere dal vivo verificando le loro reali capacità musicali, è tutt'altro che sminuente. Considera che ancor oggi ci sono ben pochi gruppi italiani professionisti in grado di reggere il confronto e di proporre uno spettacolo live musicalmente così coinvolgente e tecnicamente ineccepibile. E intendo solo l'aspetto musicale, se poi vogliamo considerare la presenza scenica di Wendy O. Williams, ti assicuro che è stato durissimo resistere alla tentazione di salire sul palco e leccargli via la panna dalle tette e dal resto. Sotto al palco eravamo letteralmente impazziti e ululavamo come il Lupo del cartone animato di Tex Avery.
Come e perchè iniziò l'avventura Dirty Actions?
Grazie ad una radio, Radio Blue 44 di Ruta di Camogli, una delle prime radio rock italiane. Sicuramente la prima ad inventarsi la Rockoteca, il Blue 44 appunto, l'antidiscoteca contro l'omologazione musicale imperante in quegli anni. Una vecchia balera di liscio che per un giorno alla settimana diventava il nostro CBGB's. Un'isola felice in un mare di mediocrità e conformismo, a due passi da casa mia, in Liguria, tra S. Margherita Ligure e Portofino. L'avevo scoperta grazie ad uno dei dj della radio Mario Benvenuto, l'altro cantante dei Dirty degli inizi, che mi era stato presentato da Ugo Delucchi futuro chitarrista della band, qualche tempo prima a Genova. Ci univano i fumetti, tutti e tre eravamo disegnatori e collaboravamo saltuariamente con la rivista umoristica genovese La Bancarella. Ma sognavamo di lavorare per Il Male, Alter Alter, Cannibale che poi sarebbe diventato Frigidaire e divoravamo gli autori come Moebius, Pazienza, Scozzari. Stava nascendo RanXerox di Tamburini e Liberatore, il robot creato da uno studeliquente coatto figlio del movimento del '77 che coniugherà l'estremismo delle contestazioni studentesche con il nichilismo punk e, dalle nebbie bolognesi, spuntava il primo bastardissimo Zanardi. Questo era il nostro humus culturale e in tutto questo fermento, dopo aver dato vita, insieme a Rupert, al primo numero della fanzine Le Silure d'Europe, non mi sfiorava nemmeno un po' l'idea di mettere su un gruppo. La paternità dell'idea fu tutta di Mario Wellcome, compreso il nome. Il gruppo si concretizzò all'inizio di dicembre 1979. Il manipolo di sciagurati con Delucchi alla chitarra e successivamente Roberto Quadrelli al basso, ora dei Sensasciou, era composto da amici e amici di amici. Mi ritrovai in una bolgia infernale, composta da una decina di persone stipate in una sala prove dove ognuno suonava un genere diverso: dal country all'hard rock e in quel casino, anche se le prime intenzioni di Mario erano quelle di rifarsi ai Devo, il riferimento obbligato furono gli Skiantos e il rock demenziale. Feci l'errore di prendere il microfono per commentare scherzosamente quel tentativo velleitario. Non mi ricordo cosa uscì dalla mia bocca, certamente nulla che valga la pena ricordare o che possa alimentare qualsivoglia leggenda metropolitana. Fatto sta che da allora non mi staccai più dal microfono e diventai uno dei Dirty a tutti gli effetti. Le prime prove furono un incubo, ma nello stesso tempo tutto era davvero divertente. Come ossessi gridavamo nei microfoni frasi sconnesse accompagnati da un sottofondo musicale di riff ripetuti fino alla nausea con minime variazioni armoniche. E così iniziò l'avventura. Per quanto riguarda il perchè, purtroppo ancora adesso non so dirti il perchè. O perlomeno non so trovare argomento migliore rispetto ai classici: 1) era qualcosa che mi bruciava dentro già da tempo 2) ho visto Iggy dal vivo e mi sono detto voglio essere come lui 3) volevo vivere a rottadicollo e morire prima dei 25 anni 4) volevo abusare di ogni sostanza chimica e donare i miei resti alla scienza 5) solo attraverso il gruppo potevo esprimere quello che avevo dentro 6) mi sentivo un vero outsider, che altro potevo fare se non cantare in una punk band? 7) per la figa. E per che altro sennò? Hai idea di quante me ne sono fatte? E via di questo passo
Com'era la scena musicale indipendente di Genova in quegli anni? Che differenze rispetto a quella di oggi?
Il 1980 fu l'anno dell'esplosione dei gruppi musicali genovesi. Gli Scortilla, uno dei gruppi più interessanti, verranno considerati subito come i nostri antagonisti e qualcuno rispolvererà addirittura la storica rivalità tra Beatles e Rolling Stones. In realtà, nonostante le inevitabili invidie e gelosie, esisteva un forte rispetto tra le diverse bands che si differenziavano fra loro per l'ampia varietà di stili musicali. Gli Infexion e gli Establishment facevano parte dell'ala punk più dura, si passava poi al soul-ska dei Six Ties e allo sperimentalismo-noise dei K.K.K. Kopf Krank, fino alla new wave dark degli Alan Lads. Interessanti e innovativi anche gli Elettro e i Domestici, i Carmelitani Stanky e i Pleis de Girmi che però avranno vita breve. L'anno seguente i gruppi continueranno ad aumentare. Tra i più interessanti i MetalBody e i V5L, poi i Local Heroes, i Crapping Dogs e ancora gli Hate Age, i New Modern, i Freezer Chest 81, gli Aufbau In Motion, le Cellule Fotostatiche, i Devilish Noise. I Total Crash era un altro gruppo storico proveniente dalla vicina Savona che suonavano un rock duro e granitico e poi, ancora da Genova i Francis, tra Velvet Undeground e Stooges, che meritano un discorso a parte per le loro indimenticabili versioni live di 'I Wanna Be Your Dog' e 'Waiting For The Man'. Il luogo d'incontro di tutte le bands era lo Psyco Club di Totò Miggiano, tempio leggendario della musica alternativa genovese degli anni 80. So molto poco, purtroppo, della scena genovese di oggi. A Genova, pur mantenendo vivi i contatti, non ci vivo da molti anni ormai. Sono fermo ai Sensasciou di Bob Quadrelli, ai Blindosbarra di Vittorio Della Casa e Bobby Soul, ai Blown Paper Bags di Matteo Casari e poi certamente i Meganoidi, di cui mi ha incuriosito la loro recente svolta musicale. Recentemente l'unico gruppo genovese che ho visto dal vivo sono stati gli Spleenveil che hanno suonato prima di noi al Milk l'anno scorso e devo dire che non erano male. So che esistono gruppi e realtà interessanti anche nell'ambito della musica elettronica, del rap, gothic e industrial alcuni di loro li ho conosciuti tramite MySpace. Rispetto agli anni 80 dove, ad eccezione dello Psyco, tutto era improvvisato e lasciato al caso, oggi ci sono due associazioni che si danno molto da fare come Metrodora e Disorderdrama e siti come GenovaTune e MenteLocale che stanno supportando la scena musicale genovese con diverse iniziative. Solo una cosa è rimasta immutata oggi come allora. La carenza cronica di posti per suonare. Per il resto la realtà non è paragonabile a quella di 25 anni fa. Le sale prova erano molto più costose e registrare un demo era davvero proibitivo. Vivevamo l'anno zero della musica indipendente italiana, autoprodursi era il sogno di tutti ma economicamente era davvero impossibile e le case discografiche ufficiali, a parte lo slancio-sforzo iniziale della Cramps di Milano con l'operazione "Rock'80", non avevano la minima intenzione di investire su un gruppo rock, figurarsi se punk oppure new wave. In questo modo le potenzialità creative di un'intera generazione sono rimaste in parte inespresse e, quel che è peggio, parte del materiale prodotto in quel periodo è andato perso: i pochi documenti sonori recuperati sono per la maggior parte danneggiati o parzialmente smagnetizzati. Restano un paio di fanzine, qualche ritaglio di giornale e i ricordi vividi e intensi di chi ha vissuto quei momenti. Per chi volesse divertirsi ad approfondire l'argomento o pensasse di farne una tesi universitaria, consiglio di andarsi a sfogliare le annate del quotidiano 'Il Lavoro' di Genova (oggi 'Repubblica') alla ricerca degli articoli di Flavio Brighenti sugli avvenimenti musicali del periodo. Molto interessanti i commenti sui gruppi e i musicisti e le interviste alle nuove band con approfondimenti sulle tendenze e influenze musicali d'oltremanica. Indispensabili anche due o tre ampi servizi di Renato Tortarolo usciti sul 'Secolo XIX' di Genova e naturalmente qualche articolo e recensione su 'Rockerilla'.
Avete mai avuto un'impronta politicizzata nei vostri brani o concerti?
Direi di si. Soprattutto all'inizio. In fondo c'eravamo conosciuti alla fine degli anni 70 a Genova tra un circolo anarchico e un collettivo dell'autonomia operaia. Abbiamo suonato spesso per diverse manifestazioni ma, a parte 'Tira La Boccia' e 'Attenti Agli Ottanta', i nostri testi non erano in realtà così marcatamente politicizzati. Non era facile condensare in un testo di 2-3 strofe + ritornello quello che stava avvenendo nel nostro paese: quarant'anni di strapotere democristiano, rapimento Moro, terrorismo, repressione poliziesca, attentati, servizi segreti deviati, Licio Gelli e la P2, strage di Bologna, le altri stragi di stato. Il dibattito politico era molto complesso e articolato anche perchè certe interpretazioni degli avvenimenti della nostra storia sembravano assurde ed esagerate e le accuse ai politici troppo grossolane. Quel poco di verità che è emerso successivamente e anche le recenti esternazioni del buon vecchio Cossiga, oggi amico di tutti e simpatico dispensatore di saggezza, dimostrano che la realtà superava di gran lunga il peggiore degli slogan urlato durante le manifestazioni o il titolone d'effetto sparato in prima pagina su Lotta Continua. Tentare di scrivere un testo "impegnato" significava correre il rischio di finire nel grottesco e banale, basta considerare che la maggior parte dei problemi e misteri della prima repubblica non hanno ancora trovato soluzione e molte, troppe responsabilità non sono state accertate o addebitate. 'Red China Lips' può essere considerata una canzone blandamente politicizzata, che anticipava le contraddizioni della Cina che stava passando dal comunismo raffigurato dal faccione-smile bonario e rassicurante di Mao alla deriva consumistica-molto filocapitalista mascherata da socialismo-stiledisneyland. Era molto più semplice scrivere un testo su un paese straniero che su quanto avveniva in Italia e penso che valga anche adesso. Comunque vale sempre la pena provarci e non demordere mai.
Nel disco c'è un brano che è tratto da una poesia di Rimbaud, come mai lui? E perchè quella poesia in particolare? Ci sono altre poesie che avresti voluto usare come testo?
L'amore per i poeti maledetti è di vecchia data. Una vera e propria infatuazione che all'età di 13 anni ha colpito la mia sensibilità ed ha ampliato le mie percezioni. In terza media il professore di italiano accenna, attenendosi scrupolosamente al programma, a questa corrente poetica legata al decadentismo. Leggiamo in classe 'Spleen' di Baudelaire. Incredibile. Ogni verso riflette e descrive i miei stato d'animo di adolescente inquieto e insoddisfatto, quando ti senti solo e incompreso di fronte al mondo e ti accorgi che nessuno è dalla tua parte. La scoperta di Rimbaud l'uomo dalle suole di vento, il veggente, con la sua precocità e lo sregolamento dei sensi mi da la mazzata finale, ormai ero definitivamente e completamento "maledetto". Dentro me cresceva una consapevolezza e una coscienza diversa: invece di prendere una bandiera e andarmene allo stadio con gli ultras a difendere col sangue i colori della mia squadra, corro in libreria, rubo tutti i libri sull'argomento e mi immergo nella lettura. Non commetterò però "l'errore di Leopardi". Continuerò a frequentare i miei coetanei e a dedicarmi alle mie coetanee, cercherò di non isolarmi troppo nel mio mondo interiore ma di far parte della realtà di tutti i giorni, cercando di evitare gli atteggiamenti troppo snobistici e soprattutto continuerò a giocare al calcio e a praticare altri sport. 'Le Bal des Pendus' è una poesia considerata minore di Rimbaud, non è tutta farina del suo sacco e il riferimento è la precedente 'Ballade des Pendus' di Banville. Il testo è cinico e irrispettoso nei confronti della morte ed è pervaso da un'atmosfera gotica cupa e fosca, con queste forche da cui penzolano gli impiccati ormai rinsecchiti che il vento fa sbattere fra loro. Si prestava ottimamente per essere trasformata in canzone, anche se ho dovuto rinunciare ai 2/3 del testo. Prima avevo osato provarci con 'Il Battello Ebbro' e 'Una Stagione all'Inferno'. Della Saison en Enfer avevo anche un quaderno pieno di appunti, con indicazioni di suoni, ritmi e qualche demo casalingo che non riesco più a trovare e, forse, è meglio così. Non so se è un esperimento che ripeterò in futuro. La poesia viene enormemente penalizzata dalla struttura della canzone e la musica può diventare un elemento di disturbo sulla percezione che solo una lettura dei versi può dare. Sono due mondi diversi, con molte cose in comune certamente, ma che richiedono predisposizione e stato d'animo diversi.
Cosa ricordi del concerto assieme ai Damned del 1980? Che tipo di band era dal vivo?
Ormai quello è leggenda, una fiaba da raccontare ai nipotini. Suonare come gruppo spalla dei Damned è stata l'apoteosi. Ma ormai l'ho raccontato troppe volte, quindi taglierei corto. L'essenza del punk ci ha investiti con la violenza di uno scontro frontale con un tir sull'autostrada SBAAAM! Siamo rimasti segnati tutti profondamente. Prima di quel concerto potevi avere dei dubbi sul tuo essere punk. Quei venticinque minuti di corpo a corpo, sono stati una vera e propria investitura, un marchio a fuoco indelebile: 'I'm Punk and I'm Proud!' parafrasando il grande James Brown. I Damned visti dal vivo nel 1980 erano grandi, sempre dannatamente punk ma ormai oltre il punk: Dave Vanian sfoggiava un look da Dracula perfetto e credibile, la sua voce era potente e riusciva a interpretare sia i pezzi più sguaiatamente punk sia quelli più dark, gotici e intensi. Naturalmente Captain Sensible era sempre sopra le righe, come solo lui può starci senza perdere un briciolo di credibilità e poi sempre ironico e dissacrante. Non per nulla è stato l'unico che è riuscito a dimostrare che quando ha voluto è riuscito a scrivere un pezzo dance-rap 'WOT?' che ha venduto in tutto il mondo. Poteva permetterselo come veterano del punk, anche se i ragionieri del punk hanno urlato al tradimento. Durante il concerto si vedeva e si sentiva che il punk, come genere musicale, gli stava stretto e aveva voglia di raggiungere un pubblico più vasto. Ai giorni nostri invece la tendenza è inversa e si avverte la necessità di ricompattare le fila e di sottolineare e difendere le proprie origini.
So che sei un disegnatore. Di cosa ti occupi esattamente, qual'è il tuo campo?
Mi sono sempre mosso su campi diversi. Ho iniziato giovanissimo a fare le caricature dei personaggi politici per giornaletti locali e poi per il quotidiano 'Il Lavoro' di Genova: la mattina andavo a scuola e nel pomeriggio ero in redazione fino a tarda sera quando, massimo entro le 22, dovevo consegnare la vignetta per la pubblicazione. Contemporaneamente lavoravo per un negozio di articoli da regalo di Genova, tipo Fiorucci e Fulgenzi, correva l'anno 1976. Il mio amore è sempre stato il fumetto, ma mi sono affermato come illustratore semplicemente perchè economicamente rendeva di più e mi lasciava più tempo libero da dedicare alla musica. Ma Genova non era in grado di offrirmi molte opportunità di lavoro e sono stato costretto a trasferirmi a Milano. Prima nel 1982, per qualche mese e poi definitivamente dal 1984. Dopo la breve e sconvolgente parentesi come modello per una agenzia di moda, ho iniziato a lavorare seriamente per le maggiori agenzie pubblicitarie e per le case editrici Mondadori e Rizzoli. Mi sono specializzato come illustratore per il settore femminile e la moda e per i bambini. Ho sempre lavorato tantissimo anche se avrei preferito dedicarmi ad altro, ma quello che piaceva a me non aveva nessun ritorno economico, proprio come la musica. La moda milanese stava attraversando l'ubriacatura degli anni 80, apparentemente sembrava stesse conquistando il mondo, in realtà le cose più curiose e all'avanguardia arrivavano soprattutto dall'Inghilterra o dagli stilisti francesi come Jean Paul Gaultier, la street-culture era tutta americana, per non parlare dei nuovi artisti emergenti. Milano nonostante si sforzasse di essere e sentirsi multirazziale e cosmopolita era decisamente provinciale, a parte il triangolo d'oro di S. Babila. Nulla a che vedere con Londra o Parigi o Roma. Fine anni Ottanta inizia il lento ma inesorabile declino della Milano da bere, il mio settore è chiaramente il primo a risentire della crisi, devo riciclarmi e di corsa. Aprirò con altri soci lo Studio Haus che si occuperà di grafica, editoria e design. Per un po' la sfanghiamo, facciamo anche dei lavori interessanti e coinvolgenti. Ma la crisi è inesorabile e i clienti sempre più stronzi e pretenziosi e quel che peggio iniziano a non pagare. Dobbiamo chiudere. Fortunatamente io avevo iniziato a lavorare, senza molta convinzione a dire il vero, per la Disney italiana. Ma la Casa del Topastro in quel momento è la scelta giusta, che mi permette di sfruttare anche le mie capacità di progettazione e design, hanno bisogno infatti di risolvere delle problematiche relative alla rappresentazione dei loro soggetti per i prodotti tridimensionali. Inizio con i bagni schiuma, con le forme a figura intera dei personaggi dei cartoni animati: la Sirenetta, la Bella e la Bestia, Biancaneve (il flacone è il corpo del personaggio e il tappo è formato dalla testa e parte delle spalle dello stesso). Un lavoraccio ma con un'esperienza di quel genere e con un ottimo team di modellisti passerò anche ai pupazzetti in plastica che verranno inseriti nelle merendine o nelle patatine e alle action-figure che verranno vendute nei negozi di giocattoli. Nel frattempo disegno fumetti e illustrazioni per i libri Disney, specializzandomi nei personaggi dei nuovi cartoni animati in programmazione al cinema. Arriverò anche a realizzare una linea esclusiva di statue da collezione con il mio nome, Grieco Collection, sui characters del mondo dei fumetti che avrà un grosso riscontro di immagine ma purtroppo non avrà una corrispondente fortuna commerciale. Ma anche Disney, come tutte le grandi multinazionali, risentirà della crisi e anche in questo caso, pur continuando la collaborazione, dovrò rivolgermi altrove. Dopo varie vicissitudini, al momento, lavoro per un'azienda che si occupa di promozionale come responsabile dell'ufficio creativo.
Che tipo di Fanzine era "Le Silure D'Europe"?
Una fanzine che con soli tre numeri è riuscita a lasciare una traccia indelebile nel panorama della cultura alternativa italiana. Eravamo un gruppo di amici con l'idea giusta al momento giusto, non dei geni ma indubbiamente bravi. I contenuti erano dei piccoli capolavori come il 'Trattato sulle Arie' del grande Hector MacRanger, oppure la 'Rubrica delle Birre' dell'esimio Hilldr Skoguld che meriterebbero una pubblicazione a dispense e la traduzione in tutte le lingue e idiomi del globo terraqueo. Il discorso elettorale del 'Partito del Catzo' scritto a più mani è diventato ormai un classico del genere demenziale, dove i concetti venivano assemblati per assonanza e il falso storico si confondeva con la presunta realtà storica, il tutto rafforzato con l'uso scriteriato e smodato dei detti famosi inventati e non, attribuiti ai personaggi famosi sbagliati. Un imperituto omaggio a Totò. E che dire del servizio sugli Skiantos a New York di Rupert? Talmente rutilante e credibile che l'anno scorso mentre lo stavo rileggendo per inserirlo nel volumetto-catalogo 'Estratto-Concentrato' dedicato alla fanzine, ho dovuto telefonare a Rupert appunto, per avere conferma se gli Skiantos nel 1979 erano davvero stati a suonare in America. Il bello era avevo contribuito anch'io a suggerire qualche aneddoto mentre lo stava scrivendo e poi naturalmente l'avevo impaginato io steso sul primo numero del Siluro. Quando sei vittima dei tuoi stessi scherzi, vuol dire che funzionano davvero (certo può anche significare che ti sei rincoglionito).
Musicalmente oggi cosa ascolti?
Di tutto come sempre, soprattutto le cose più strane. Più che ascoltare oggi è divertente scaricare e avere ore e ore di musica, anche giorni interi racchiusi in una scatola minuscola. Che non riuscirai mai ad ascoltare per intero, perchè nel frattempo usciranno migliaia di altri pezzi nuovi che cercherai di scaricare. A parte le infornate di gruppi punk che mi faccio, per il resto passo da Stockhausen a Justin Timberlake, da Missy Elliott ai Sepultura, da Ligeti a Morricone, poi Exploited, Sham 69, Ramones, Herbert, AFX, Public Enemy, Hochico, Mad Capsule Markets, Marc Bolan non sto sparando nomi a caso è proprio così. Ma è meglio che mi fermi per evitare di fare un elenco lunghissimo e assurdo. Adam and the Ants, ragazzi riscoprite 'Kings Of The Wild Frontier'! Non reputo i TV On The Radio così incredibili come si dice, anzi direi che sono sovrastimati e l'ultimo album degli Sparks, che in gioventù non ho mai cagato di striscio, mi è rimasto in testa come il chewingum sotto le scarpe, ma non ammetterò mai che mi piace.
Il tuo Catzillo, un personaggio dei fumetti, è stato censurato perchè troppo somigliante a Berlusconi? E' vero? E' realmente andata cosi? La tua reazione?
No, no quello originale non è affatto somigliante a Berlusconi, assolutamente! Sarebbe un'offesa! Il Catzillo con la sua bella faccia di catzo è sempre stato punk con tanto di spilla da balia, oppure declinato in versione pinhead in omaggio ai Ramones o in versione Dave Vanian in omaggio ai Damned. E' diventato suo malgrado un personaggio cult degli anni 80. Dalle pagine del 'Siluro' è passato su quelle di 'Rockerilla', con cui collaboravo con disegni e fumetti, fino ad avere la sua definitiva consacrazione su 'Alfabeta' il mensile di cultura molto considerato in quel periodo. Insomma ha avuto il suo quarto d'ora di gloria. Ma la fortuna di Catzillo è di essere, dalla sua nascita, il personaggio preferito di Federico Guglielmi del 'Mucchio', che vanta una collezione di Catzilli unica al mondo ed è grazie a lui e alla disponibilità di Giordano Sangiorgi, se due anni fa al Mei di Faenza, sono riuscito a realizzare la Mostra de 'Le Silure d'Europe' dove sono state esposte oltre alle immagine della fanzine anche quelle del personaggio in questione che hanno suscitato l'ilarità e l'interesse dei visitatori. La mostra era ospitata nello spazio del Mucchio. John Vignola che curava gli incontri mi invita a presentare la mostra. Tra il pubblico c'era Max Stèfani il direttore del Mucchio che dopo il mio intervento si avvicina e mi propone l'idea. Sulle prime ho titubato. Catzillo che ritorna al grande pubblico con la faccia di Berlusconi proprio non se lo meritava, che fine infame! Non potevo permetterlo. Però la cosa era intrigante, una bella sfida. E le sfide mi attizzano sempre. Detto fatto ho realizzato il disegno e l'ho inviato e poi è scoppiato tutto quel casino. Non mi aspettavo di essere censurato dal distributore, considerando che era lo stesso che distribuiva 'Il Male' negli anni '80. La copertina censurata, in questo modo, ha avuto un'eco ancora più vasta su internet e alla fine il risultato è stato lo stesso. Ovvero Berlusconi è caduto ma non per colpa di un Catzo-Punk ma per milioni di coglioni che gli hanno dato il benservito.
Progetti immediati? Sia musicali che non...
Tanti, troppi come al solito. Non vorrei allargarmi troppo. Il prossimo progetto dovrebbe essere un album di musica esclusivamente elettronica, un vecchio pallino e poi nel 2008 un album di pezzi nuovi con i Dirty Actions Tribute. Vedremo. Vi terrò informati. Promesso.
Ringrazio Johnny per l'enorme tempo messo a disposizione di Nerds Attack, la sua umiltà e tutto il resto. Questa è la mia prima intervista, non riuscirò mai più a farne una cosi interessante. Peccato. |