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Intervista a Rosso Malpelo
"...Occhi di calma selvaggia..."
Continua l’iniziativa al Jailbreak sulle serate dedicate alla musica originale. Domenica 7 Marzo 2004 alla Festa di solidarietà "Play: regala un walkman o una radio ad un detenuto" live concert con i Rosso Malpelo e i Greenwich!
Proponiamo l’intervista gentilmente concessa da Sergio Gaggiotti (Rosso Malpelo) per NO SLAPPERS!
Innanzitutto complimenti per il concerto, mi è piaciuto moltissimo. Avevo già sentito alcuni brani sul sito che ricordo a tutti www.rossomalpelo.it S. Grazie.
Questa è un’intervista per NO SLAPPERS! che è un’iniziativa che si occupa di formare e alimentare il circuito del panorama emergente romano e fare in modo che la musica originale prenda piede in città e nella regione. S. Bellissimo! A Roma effettivamente non c’è una struttura che colleghi tutte le realtà, ma c’è comunque una buon panorama, anche molto interessante. Ci stiamo conoscendo.
C’è più movimento? S. Si. E anche più voglia da parte delle persone di sentire della buona musica e soprattutto le parole di un bel testo.
Abbiamo avuto alcuni grandi cantautori che ci hanno permesso anche questo. Quando è cominciata la tua carriera artistica? S. Il gruppo si è formato nel febbraio del 2002 e la formazione è sempre rimasta la stessa, cioè Fabio Tortora al basso, Alessandro Pizzonia alla batteria, Carlo Conti al Sassofono ed io, Sergio Gaggiotti, alla chitarra e alla voce. La voglia, e quindi anche l’idea di formare il gruppo, sono partite da me...come vedi...un ex rosso di capelli, direi. Io ho sempre fatto il musicista professionista, anche se, dopo aver terminato una tournè con un cantante, ho smesso per un certo periodo.
Turnista per chitarra acustica? S. No per chitarra elettrica. Poi, ti dicevo, ho smesso per quasi cinque anni, perché sono andato ad abitare in un’altra città per via del mio lavoro. Sono un bibliotecario, ancora faccio questo lavoro part-time perché mi piace molto. Poi sono andato a studiare all’Università di Perugia, sempre lavorando. Ho lasciato il mondo musicale per scelta. In quest’ultimo periodo ho scritto tanto e, una volta tornato a Roma, volevo riprendere l’attività artistica. Ho ri-iniziato infatti, ma questa volta da autore. Ho scritto molto, già comunque scrivevo e vendevo canzoni,che spesso erano dei promo, per altri cantanti. Ho avuto diverse collaborazioni con certi cantanti, ma, come sai, il problema è ed è stato quello di farsi riconoscere come autore. Ti pagano, ma poi non vogliono che tu sia nominato o che tu compaia appunto tra gli autori del brano. In alcuni casi ho ceduto tutti i diritti e in altri No. Poi ho preferito evitare direttamente la vendita delle mie canzoni. Ad alcune persone sembrava una pretesa il mio desiderio di essere riconosciuto, mentre io questo lo avrei sempre voluto. Non riconoscono i diritti. Così ho cominciato a cantare da solo e non ho più venduto i miei brani per scelta, anche se qualcuno me l’ha richiesto, addirittura per un Sanremo del ’99, mi sembra.
Come mai hai deciso di chiamarti Rosso Malpelo? S. Perchè mi hanno sempre chiamato così da giovane, per via dei capelli e perchè il nome ricorda anche una bella novella di Verga. Io ho voluto dare un epilogo differente alla novella di Verga. Credo fortemente che questo ragazzo non sia morto nelle caverne, ma che sia scappato, fuggito, abbia studiato, imparato a parlare e sia tornato con l’arma delle parole a raccontare e a raccontarsi. I vinti non muoiono vinti, come tutti fanno sempre credere. Tutti pensano che il vinto non possa cambiare posizione sociale, non possa modificare la sua condizione, mentre io penso, al contrario, che questo possa accadere. Nel mio piccolo l’ho fatto. Inoltre, nel mio progetto ho anche trovato persone, artisti e musicisti fantastici e bravissimi.
Credono in te e nella tua musica...? S. Beh a loro sono piaciuti molto i brani e credo che questa sia stata la spinta principale. Inoltre, gli altri del gruppo hanno avuto la possibilità di esprimersi in modo molto libero.
Si ho visto. Nell’espressione e nell’impostazione jazz i musicisti risultano particolari e molto raffinati. S. Mi piace il fatto che la musica abbia un valore molto alto, però deve andare di pari passo con il testo. Per me nasce prima il testo e poi la musica. Devono avere tutte e due lo stesso valore, una non può superare l’altro. Se questo deve succedere, allora che sia il testo a superare il valore della musica.
Nonostante questo, ho ritrovato dei piacevoli e singolari cambi di ritmo tra tango, samba, tarantella ecc. S. Si perchè sono generi che fanno parte della cultura popolare. In effetti quando trovi il modo di esprimere delle parole credo che il testo sia comunque veicolato dalla musica. Un tango esprime la passione e la canzone che ha questo ritmo parla proprio di passione. Un tango italiano, non argentino, ma che diverte allo stesso modo.
Tu sei l’autore di tutti i brani? S. Si, anche delle partiture musicali. Porto in sala il pezzo già completo di tutte le sue parti, nella maggior parte dei casi, poi lavoro insieme agli altri del gruppo all’arrangiamento.
Quindi scrivi anche le partiture per il Sax? S. Per il Sax scrivo la linea melodica. Poi Carlo, che è veramente bravo, arrangia da solo le parti dei fiati che vengono armonizzate a seconda della melodia vocale, mentre gli assoli sono suoi. Ultimamente con Carlo stiamo collaborando molto e stanno nascendo delle canzoni come “Ciao”, dove lui ha curato la parte musicale e io ho pensato al testo. Adesso c’è una collaborazione forte. Stiamo lavorando bene e stiamo cominciando ad essere un vero gruppo.
Alcuni dei brani esprimono particolari arricchimenti sonori, molto attuali e moderni, che riprendono le cadenze melodiche nate con Paolo Conte o con De Andrè. S. Grazie, questo è un complimento per me. Io sono un musicista molto strano da questo punto di vista. Anche se probabilmente non ci crederà nessuno, non ho mai avuto lo stereo. Ho studiato sempre musica, ma l’ho studiata a livello teorico, al conservatorio, al pianoforte. Poi scrivendo. In realtà ho studiato per fare musica dodecafonica, musica contemporanea, che è una musica difficile, difficile da fare nei locali, per esempio. Alcune delle mie influenze provengono più che altro da quello che ascoltava mio padre. Oggi ascolto un pò di più la musica, mi sono comprato un piccolo stereo. La musica l’ho sempre vista così, per studio. Una base per creare. Non sono mai stato attratto dalla musica in genere POPolare, quella pop, del mercato discografico, anche se ora ascolto tutto. Conosco la musica italiana, la studio, mi piacciono alcuni autori. Adesso capisco che per scrivere e poter parlare di musica, bisogna conoscere, bisogna sapere. A me piace molto il jazz e mi piace in modo eccezionale il folk e la musica popolare in tutte le sue forme. Sono fortemente attratto dalle bande di paese, mi piace quella dissonanza che hanno, a volte anche alcune stonature che hanno. La musica da banda, che a volte è dimenticata, è un pò anche il mio punto di riferimento, mi emoziona. Poi senz’altro ammiro De Andrè, il migliore e l’unico che si è avvicinato a certi temi. Ciò che mi interessa è proprio raccontare determinati momenti e io scrivo solo quando ho qualcosa da raccontare.
Alcune di queste realtà di cui tu scrivi e canti arrivano anche ad elaborare temi e problemi sociali e politici? S. Se ti occupi del sociale, sei un pò costretto a fare politica. Politica nel senso greco della parola. Quando ti occupi della città, della polis, non puoi fare a meno di fare politica. Se noto un evento, se denuncio un fatto con i miei brani, è solo per la voglia di raccontarlo. Lo racconto senza cercare di fare la morale, semplicemente lo fotografo. Non è fare politica. Poi che il mondo politico se ne freghi del tutto di certi accadimenti e che solo alcune delle parti siano attente ai problemi sociali purtroppo quello non dipende da me. Esprimo un mio pensiero, una mia volontà politica. “Piove” ad esempio è stata scritta per gli alluvionati di Sarno, c’era il governo D’Alema allora che promise una ricostruzione che non è mai avvenuta e raccontare di questa pioggia che porta via tutto...la vita, la casa, la storia di una persona che è nata e cresciuta lì...non è fare politica contro qualcuno, ma è dire ai politici che c’è qualcosa da fare.
C’è unione nel gruppo? S. Si. Adesso si comincia a collaborare in maniera molto creativa, tutti abbiamo arrangiato i brani, gli altri del gruppo sono artisti decisamente validi.
Il tuo repertorio quante canzoni comprende? S. Circa una ventina.
Rosso Malpelo è anche il titolo del tuo primo album? S. Si è il primo album ed è stato auto prodotto.
L’avete proposto alle etichette discografiche? S. Non proprio. Abbiamo avuto diversi contatti e diverse proposte di contratto, ma le abbiamo rifiutate tutte. Abbiamo fatto davvero tanti concerti e siamo stati anche abbastanza fortunati. Ci ha passato Radio Rai senza che noi lo sapessimo, ci hanno fatto un’intervista e proprio questo disco è passato in radio per diversi mesi. Alla fine la gente ci chiedeva il cd, siamo stati spinti a realizzarlo, abbiamo fatto due mila copie e le abbiamo esaurite. E’ stato un disco che ha avuto un buon successo e anche delle belle critiche.
E’ difficile ascoltare oggi e prestare una reale attenzione all’artista e ai suoi testi? S. Beh si, infatti anche per questo preferisco in genere il teatro per suonare. Con la nostra musica c’è anche un racconto e quindi le persone vengono appositamente per ascoltare. E’ una cosa molto bella, che capita ogni tanto. Inoltre alcuni dei brani che proponiamo sono anche divertenti e se qualcuno non vuole ascoltare le parole, che balli almeno! E’ sempre uno scambio.
So che tra un pò uscirà il tuo libro... S. Si è il mio primo racconto, si chiama Mala Roma ed è piaciuto a due case editrici. Io avrei preferito fare uscire il cd con il libro, fare un cofanetto. Tutto questo sempre a un prezzo molto basso, il cd ad esempio si vende a 8 euro, l’ho fatto io e quindi decido il prezzo.
E’ la tua rivoluzione rispetto ai costi da Majors? S. Magari! Non c’è rivoluzione. Mi piace il fatto, e ne sono molto orgoglioso, che quello che racconto piaccia. Io ritirerò un premio per aver scritto la seconda canzone di questo disco che è “Hula”, che parla dell’ultimo grido di una prostituta che muore e lancia delle accuse pesanti al mondo maschile. E’ uno dei casi in cui non ho trovato un’interprete donna che volesse cantare questa canzone. Ci sono delle parolacce, delle accuse forti. E comunque è stata una canzone che mi ha dato molta soddisfazione, è importante perchè c’è una storia seria dietro. Parla di una persona che muore di Aids perchè costretta a fare la prostituta, costretta in qualche caso ad avere dei rapporti non protetti e oltretutto accusata dalle istituzioni di tentato omicidio perchè gli altri che avevano avuto rapporti con lei l’avevano denunciata. E’ una storia vera che ha dell’allucinante.
Che premio dovrai ritirare? S. Questo è un premio che è stato istituito per la musica, per il teatro e per il giornalismo e che ritirerò al Salone Internazionale del Libro di Torino. Si dà, in genere, a chi si distingue nel trattare temi sociali. Io all’inizio non ci credevo, poi è stata una grande soddisfazione per me insieme a quella provata per il programma Radio Rai su De Andrè, in cui lo speaker disse che mi spettava il posto accanto a De Andrè nella trasmissione.
Quando è andata in onda questa trasmissione? S. A Settembre. Quando l’ho sentita ho subito telefonato a casa per l’emozione.
Tu insegni che adesso si potrebbe fare anche a meno del grande mercato discografico? S. C’è la possibilità, anche se bisogna stare comunque attenti, ma c’è anche una grande fatica dietro. Io mi occupo di tutto, dal Sito alla scrittura dei pezzi, dalla pubblicità alle telefonate per prendere contatti con le persone. Ogni volta è un lavoro, che sinceramente preferirei facesse qualcun altro. Se la Major producesse un certo tipo di circuito, non dico la fama, perché è controproducente come la televisione, ma almeno favorisse la vicinanza tra le persone! E’ quella la musica, andare a suonare in giro no?
Alcune domande sui brani. In “Kalua” mi ha colpito particolarmente la frase “occhi di calma selvaggia”...quasi un controsenso, cosa nascondono questi occhi? S. La canzone è un omaggio a Baudelaire e poi gli “occhi di calma selvaggia” sono gli occhi di una persona che nasconde al suo interno qualcosa di estremamente esplosivo, che si legge dagli occhi, ma non si legge da quello che il resto del corpo fa vedere. Gli occhi sono lo specchio dell’anima, si diceva una volta, io non mi riferisco a quello ma a tutte le possibilità che gli occhi esprimono. La calma selvaggia è tutto quello che sta dietro a una persona che potrebbe essere artefice di cambiamenti incredibili, cambiamenti che rimangono spesso ben nascosti.
Pensi che ogni persona possa attuare un suo cambiamento nella vita? S. Assolutamente si.
Perchè secondo te non sempre avviene? S. Forse è una questione di coraggio. Attuare un cambiamento a volte costa parecchio. Io posso parlare della mia esperienza. Sono cresciuto in un quartiere periferico, non provengo da una famiglia ricca e ho avuto mio padre solo per un breve periodo della vita. Il problema è proprio che non si ha l’abitudine a fare determinate scelte, perchè le scelte costano molto. Oggi il modello della vita è quello dato dalla pubblicità, dalla televisione...sembra che tutti possano fare tutto. La realtà è diversa. Una vita in cui ti devi impegnare personalmente fa paura. La domanda «perchè non posso avere tutto subito?» è una domanda che si pone chi manca di profondità e non vuole impegnarsi.
Riguardo al concerto di stasera, prima mi hai detto che per te il testo è più importante rispetto alla musica, ma ho notato che, durante l’esibizione, veniva lasciato parecchio spazio alla musica e anche alle improvvisazioni musicali. S. Si. Questa è una mia volontà comunque. Quello che io non ho mai sopportato di alcuni cantautori è che risultano un pò pesanti, la loro musica è pesante, di una lentezza e di una monotonia a volte fastidiose. Se un testo ad esempio è triste, perchè anche la musica lo deve essere? Non è detto che debba essere necessariamente così.
Si l’avevo notato nella tua canzone “E’ Natale”. S. Infatti. “E’ Natale” parla di una storia vera, un ragazzo che il 25 Dicembre del 2002 è morto di overdose per strada, al centro di Roma; pioveva e gli hanno rubato i vestiti. L’hanno lasciato morto seminudo per strada. Anche se racconto una storia così triste, la musica non è ugualmente triste. Con la musica di questa canzone volevo che arrivasse un senso di freschezza contrastante con una realtà cruda e spaventosa e che l’insieme sottolineasse il limite dell’indifferenza a cui si è ormai arrivati.
“Prendimi così” è un testo che ho trovato intelligentemente interpretato e un brano arrangiato con alcune sfumature che ricordano il primo Gaber. A chi è dedicata questa canzone? S. Ti ringrazio. Io Gaber l’ho amato soprattutto per la comicità e la capacità intrinseca che aveva di fare teatro. La canzone “Prendimi così” è dedicata a una mia amica, una ragazza madre che, dopo un discorso affrontato insieme durante una serata, ho visto come una persona alla quale non bastava più avere dalla vita la soddisfazione economica o quella di avere una bella figlia, ma che voleva qualcosa di più di quello che non era riuscita a trovare sia nell’ex marito che negli altri uomini. Di riflesso ho fatto mia questa sensazione, è stato anche un momento per crescere per me. Il tempo ti segna il volto, il fisico, ma anche l’anima. E’ difficile rendersi conto del fatto che qualcosa ti manca e sapere esattamente cosa è che ti manca, però, se analizzi e ci pensi bene, ti manca quello che ti danno gli altri e quello che tu dai a loro. Noi siamo come delle calamite, ci scarichiamo dando agli altri e ci ricarichiamo prendendo dagli altri... “Prendimi così” intanto, poi te lo spiegherò quello che voglio, adesso ho molta fretta di averti, di sentirti, di parlarti...Questo è il passo fondamentale e di questo racconta la canzone.
Quasi vorresti cambiare le persone con le parole? S. No, assolutamente. Tutto quello che scrivo si basa sui miei rapporti con le persone e sulle storie. Ognuno di noi prova emozioni a seconda della persona con cui sta parlando, anche in una banale discussione tra due automobilisti. Tutto è frutto di una riflessione. Quando vediamo due che litigano a volte diciamo che sono ridicoli, però altre volte siamo noi i ridicoli che litigano e magari c’è qualcuno che osserva dall’esterno. E’ quando vedi questi altri che devi cominciare ad analizzare te stesso. E’ dagli altri che impari. Così nasce la riflessione, la volontà. E’ come esorcizzare la gioia o il dolore, scrivere è esorcizzare in qualche modo queste forti sensazioni.
Ti ho trovato abile e armonico, suonando ora a mano libero ora col plettro la chitarra. Hai studiato la tecnica al conservatorio? S. No. Pensa che per la chitarra non ho mai studiato, ho sempre studiato musica ma proprio la costruzione armonica e per quella c’è tutto un altro tipo di studio dietro. Io sono nato al principio come bassista, come chitarrista sono completamente autodidatta e non trovo la chitarra come «il mio» mezzo espressivo. Mi serve per costruire le armonie giuste per le canzoni.
Due parole per gli artisti emergenti. S. Quello che posso dire è quello che faccio io. Non faccio altro che scrivere tanto e tentare di andare a suonare. Poi leggo molto, almeno cinque, sei libri al mese ed è una cosa che amo fare. Suggerisco di studiare un pò la sintesi, la descrizione, studiare anche quelli che hanno usato le parole prima di noi, dagli autori di canzoni a quelli di poesie, che poi sono due forme di espressione simili nella struttura, anche se non uguali. Studiare la narrativa per essere quantomeno padroni del linguaggio. Credo solo che sia un’attenzione che bisognerebbe avere. E’ una necessità che io ad esempio sento molto.
Due parole per invitare la gente a leggere il tuo libro Mala Roma. S. Il libro è ambientato a Roma e racconta proprio di una condizione romana che mi ha divertito parecchio. Ho scoperto un potere immenso nella scrittura, perchè è un mezzo con cui si riesce a raccontare una storia, ad organizzarla, ad inventarla e a renderla plausibile solamente attraverso l’uso e la costruzione di determinate frasi e parole. Il libro è abbastanza veloce e divertente. Io mi diverto ogni volta che lo rileggo.
C’è quindi umorismo. C’è anche della satira? S. Si, ma è anche molto crudo... Claudia Alioto
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